Parlano e parliamo di FuturiAmo

Parlano e parliamo di FuturiAmo

Negli ultimi tempi si sente parecchio parlare di istruzione parentale, spesso però legando tale dicitura a una realtà specifica o, al contrario, a un’idea molto vaga. La normativa italiana lascia molto respiro a questa tipologia d’istruzione, favorendo la nascita di realtà, per quanto parentali, molto eterogenee con alla base idee di bambini, di educazione e d’istruzione anche molto diverse. Cogliamo allora qui l’occasione per snocciolare qualche nostra caratteristica.

FuturiAmo è un progetto di educazione e istruzione parentale che coinvolge bambini, famiglie, una figura educativa (per ora) e il territorio in cui è sito. Per territorio s’intende tanto l’ambiente fisico, quanto chi lo abita: singoli individui, associazioni e istituzioni.
Fulcro di questo progetto non è tanto il singolo quanto il gruppo, inteso come una totalità dinamica, uno «spazio vitale» (Lewin), un contesto all’interno del quale si sviluppano interazioni. Proprio queste interazioni e relazioni sono il fuoco dell’apprendimento delle della crescita emotiva e sociale, il punto di partenza per la costruzione di una solida identità tanto individuale quanto del gruppo. All’interno di questa dimensione, infatti, ciascuno si misura con sé stesso e con gli altri e partecipa attivamente alla co-costruzione di un sapere condiviso: anche per questo crediamo fortemente nell’offrire come contesto di apprendimento una classe eterogenea per età. Al fine di tutto ciò e per garantire davvero uno sguardo e un ascolto adulto presente e attento al gruppo e a ciascun bambino e bambina crediamo che la dimensione migliore sia quella del piccolo gruppo, di massimo dieci bambini per classe (dati gli spazi attualmente a disposizione).           
Nonostante ciò, non crediamo nell’istruzione parentale come in una piccola bolla protettiva che isoli dal mondo. Al contrario, crediamo fermamente nel confronto con la realtà circostante e desideriamo fortemente che i nostri bambini e le nostre bambine possano avere uno sguardo lungo e largo, sempre curioso. Per questo lavoriamo per favorire interazioni non solo tra adulti quanto, soprattutto tra bambini cercando ponti con la scuola statale di Brunate e con altre realtà parentali della zona.

Altro pilastro di FuturiAmo sta nella convinzione che l’adulto non possa chiedere al bambino ciò che non è disposto a sperimentare in prima persona. Per tale ragione la dimensione del gruppo non riguarda solo l’aspetto pedagogico e didattico, ma desideriamo costruire una comunità educante che sappia stare in dialogo e in ascolto. Abbiamo pensato a degli incontri a cadenza mensile tra famiglie e insegnante, talvolta sostenuti dalla presenza di esperti; a cadenza bimestrale tali incontri saranno aperti anche alle altre figure che collaboreranno al nostro progetto.       
Nonostante FuturiAmo sia una realtà di educazione e istruzione parentale non crediamo in una confusione di ruoli tra l’istituzione familiare e quella educativa, ma desideriamo che entrambe le parti collaborino al fine di sostenere al meglio ciascun bambino nella globalità del suo sviluppo e della sua crescita. Per questo, con le famiglie che aderiranno verrà stilato un patto di corresponsabilità. Inoltre, le famiglie parteciperanno attivamente al progetto in momenti definiti, come i pranzi, due pomeriggi e, eventualmente, nelle occasioni di copresenza mattutina. Per garantire stabilità, evitare che queste interazioni risultino confusionarie agli occhi dei bambini e far sì che l’adulto sia consapevole del suo agire tali presenze verranno regolarizzate da turni e ci saranno dei percorsi di formazione e valutazione per genitori e insegnante.

Infine, è voluta la scelta di un ambiente classe lontano da quello dell’immaginario comune. Non crediamo, ad esempio, che la presenza di una cucina possa destabilizzare il bambino, come anche la presenza di un unico grande tavolo o la condivisione dei materiali. Tutto ciò sostiene il bambino nel suo bisogno di esperire e conoscere la realtà, di sperimentarsi autonomamente in mansioni quotidiane come di fruire al meglio di uno spazio il più possibile versatile e duttile, ricco di materiali.

Francesca Sampietro

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